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Andrej Rubliov

  • Durata: 190min.
  • Regia: Andrei Tarkovsky
  • Cast: Anatolij Solonitsyn, Ivan Lapikov, Nikolaj Grinko, Nikolaj Burljaev, Irma Raus Tarkovskaja, Nicolaj Sergeev, Mikhail Kononov, Jurij Nazarov, Rolan Bykov, Bolot Eisynlaev, Stepan Krylov, Jurij Nikulin, Sos Sarkisjan, Tamara Ogorodnikova, Nikolaj Grabbe, B. Matysik
  • Prodotto nel: 1969 da MOSFILM
  • Distribuito da: CEIAD - GENERAL VIDEO, SAN PAOLO AUDIOVISIVI - LAB 80 FILM
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TRAMA

Nel prologo del film assistiamo all'impresa di un contadino di nome Efim che, sfidando le guardie del principe e l'incredulità degli stessi compagni che l'hanno aiutato, si leva in volo legato ad un rudimentale pallone aerostatico. Quest'ultimo però va via via afflosciandosi, sino a far precipitare il temerario nei pressi della riva di un fiume. Un cavallo passa accanto alla salma di Efim. Nel 1400 tre monaci pittori abbandonano il monastero della Trinità e di San Sergio per recarsi a Mosca. Essi sono Andrej Rublev, Kirill e Daniil il Nero. Il primo manifesta le proprie perplessità, ma Kirill difende quella decisione. Un temporale sorprende i tre, che sono costretti a chiedere riparo ad un gruppo di contadini riuniti all'interno di un'isba. Qui si sta esibendo un giullare: quello spettacolo, irriverente verso il potere, colpisce Andrej. Ed anche Kirill, che, non visto, esce per andare a chiamare le guardie. Il buffone viene arrestato, mentre i tre riprendono il loro cammino. Nel 1405, Kirill raggiunge Teofane il Greco. Il celebre e anziano pittore laico è sdraiato su di una panca all'interno della chiesa che sta affrescando. Egli crede che quel visitatore sia Rublev. Kirill rimane deluso; riconosce che il suo giovane compagno è assai bravo, ma sottolinea che "deve maturare". Teofane rimane bene impressionato dalle parole di quello sconosciuto, e lo invita ad andare con lui a lavorare a Mosca. Kirill esita: accetterà solo se Teofane in persona lo verrà a chiamare al monastero di Andronikov. Tempo dopo, il messo giunto al monastero chiama però Andrej. Costui accetta senza prima consultare il compagno di cella Daniil; quando costui glielo fa notare, Andrej gli chiede perdono. Kirill, dal canto suo, convinto di non avere talento, decide di lasciare l'abito monastico. Prima di andarsene, sfoga la propria rabbia: attacca i compagni e li accusa di essere dei mercanti prima che dei religiosi. 1406: Rublev vaga nel bosco assieme a Foma, un suo giovane aiutante. I due trovano Teofane seduto sopra un ceppo. Andrej e Teofane cominciano a discutere in merito alla natura umana: per il secondo, l'uomo è malvagio e ignorante ("Gesù, se ritornasse sulla terra, verrebbe crocifisso di nuovo!"); per Andrej, l'ignoranza e la povertà non sono colpe da imputare al popolo, e incontrare lo sguardo di una persona è come fare la comunione. Il monaco immagina una rappresentazione della salita al Calvario sopra le colline russe innevate. Primavera del 1408: Andrej, Daniil ed altri collaboratori, a bordo di due canoe, attraccano alla riva del fiume che stanno percorrendo. La sera è prossima. Foma aiuta Andrej a raccogliere della legna; il monaco si accorge che nel bosco si sta svolgendo un rito pagano, e va a spiare: uomini e donne nudi celebrano la festa dell'amore. Scoperto, Andrej è legato ad un palo, al modo del "suo" Cristo. Una pagana, però, lo libera e, privatasi della pelliccia che ricopre il suo corpo, lo bacia. Andrej, per un attimo, cede, e infine fugge turbato, raggiungendo i compagni. Ripresa la navigazione, il gruppetto assiste all'arrivo delle guardie, che arrestano alcuni pagani. La donna incontrata da Andrej riesce a scappare, nuotando verso la riva opposta del fiume. Durante l'estate, nella cattedrale di Vladimir i lavori per il "Giudizio universale" non procedono: Andrej è bloccato, non riesce a dar forma ad una scena che la tradizione vorrebbe destinata ad atterrire i fedeli. Il Gran Principe in persona giunge a visionare i lavori: gli intagliatori gli comunicano che ora andranno a lavorare per suo fratello gemello. Avviatisi all'interno del bosco, però, vengono raggiunti dalle guardie, che li accecano. Nella cattedrale, Andrej ha un moto di stizza, e imbratta di calce una delle bianche pareti. Una ragazza muta entra nella chiesa e, vista la macchia, piange. Nell'autunno del 1408, il fratello gemello del Gran Principe, alleatosi con i Tartari, saccheggia e brucia Vladimir, approfittando dell'assenza del rivale. Andrej, per salvare la muta, è costretto ad uccidere un soldato russo. Quando le ostilità sono finite e attorno a lui ci sono soltanto morte e desolazione, Andrej, nella cattedrale, vede comparirgli Teofane, morto già da qualche tempo. Alla disperazione del monaco, divenuto assassino tra gli assassini, il Greco contrappone la certezza del perdono divino. Ma Andrej ha deciso, non parlerà né dipingerà più, per espiare il proprio peccato. Nell'inverno del 1412 Andrej è di nuovo nel monastero di Andronikov, assieme alla muta: si dedica alle mansioni più umili, come pulire le botti con pietre roventi. La popolazione sta affrontando una difficile carestia. Arriva un gruppetto di Tartari: la donna, attratta da quei ricchi stranieri, fugge assieme al capo. Nel frattempo, Kirill ha fatto ritorno: dopo aver ottenuto dal superiore di espiare la propria colpa ricopiando quindici volte le Sacre Scritture, rincuora Andrej. 1423. Le guardie del principe sono alla ricerca di un abile fonditore di campane: la peste li ha uccisi tutti, è rimasto soltanto Boriska, un giovanotto che dice di aver ricevuto in eredità dal padre il segreto della perfetta fusione. Le guardie lo prendono con loro: se ha detto il falso, pagherà con la vita. Boriska si dimostra sicuro di sé, è pignolo ed esigente, e tanto i suoi aiutanti quanto gli uomini del principe non possono che assecondare le sue richieste. Andrej segue a distanza tutte le fasi della mastodontica opera. In città si ripresenta il giullare: questi, visto Andrej, gli si scaglia contro, accusandolo di averlo tradito. Kirill si frappone tra i due, offrendo se stesso per salvare il compagno. Il buffone cede. Kirill rivela poi ad Andrej di essere stato lui a denunciare a suo tempo il giullare; confessa anche di aver sempre invidiato il talento di Andrej: ora è però tempo che quest'ultimo ricominci a dipingere, è un grave peccato rifiutare la scintilla divina. Andrej fissa il compagno, ma non parla, fedele al suo voto. E' finalmente giunto il giorno della solenne inaugurazione, al cospetto del Gran Principe e di suoi ospiti italiani. La popolazione è in trepida attesa, i fonditori sono tesissimi. La campana emette il primo, poderoso rintocco: comincia un canto di festa che si diffonde per tutta la terra. Boriska piange, confessa di non conoscere alcun segreto. A consolarlo c'è solo Andrej, che riprende a parlare e invita il ragazzo ad accompagnarlo in giro per la Russia: uno dipingerà icone, l'altro fonderà campane. Sullo schermo compaiono i colori delle icone rubleviane: l'"Entrata in Gerusalemme", la "Natività", il "Cristo in maestà", la "Trasfigurazione", la "Resurrezione di Lazzaro", l'"Annunciazione", il "Battesimo", la "Trinità", l'"Arcangelo Michele". Il "Salvatore". La macchina da presa esplora le icone carrellando zoomando dissolvendo, per dettagli e visioni più ampie. La musica di Ovcinnikov lascia infine spazio al sonoro rombo di un tuono: la pioggia comincia a bagnare un'icona. L'ultima immagine sono quattro cavalli che si ristorano sotto la pioggia, vicino ad un corso d'acqua.

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