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In nome di mia figlia

  • Uscita:
  • Durata: 87min.
  • Regia: Vincent Garenq
  • Cast: Daniel Auteuil, Sebastian Koch, Marie-Josée Croze, Christelle Cornil, Lilas-Rose Gilberti, Emma Besson, Christian Kmiotek, Serge Feuillard, Fred Personne
  • Prodotto nel: 2015 da LGM CINÉMA, BLACK MASK PRODUCTIONS, STUDIOCANAL, TF1 FILMS PRODUCTION, IN COPRODUZIONE CON NEXUS FACTORY, UMEDIA, ARENA MULTIMEDIA GROUP
  • Distribuito da: GOOD FILMS (2016)
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TRAMA

Nel 1982, Kalinka, la figlia quattordicenne di André Bamberski, muore mentre è in vacanza in Germania con sua madre e con il patrigno. André è convinto che non si sia trattato di un incidente e inizia a indagare. Gli esiti di un'autopsia sommaria sembrano confermare i suoi sospetti e lo spingono ad accusare di omicidio il patrigno di Kalinka, il dottor Dieter Krombach. Non riuscendo però a farlo incriminare in Germania, André cerca di far aprire un procedimento giudiziario in Francia e dedicherà il resto della sua vita nella speranza di ottenere giustizia per sua figlia. Tratto da una storia vera.

Dalla critica

  • Cinematografo

    In nome di mia figlia . Un titolo che emana vendetta e giustizia a tutti i costi. Il quarto lungometraggio firmato Vincent Garenq infatti ripercorre la tragica vicenda, realmente accaduta, di un padre pronto a sfidare anche la legge pur di vendicare la morte della figlia. La storia è quella di André Bamberski, un contabile che nel 1982 perde tragicamente la figlia quattordicenne in circostanze misteriose mentre questa si trova in vacanza in Germania assieme alla madre e al patrigno, il dott. Dieter Krombach. Un’indagine personale, mossa da troppi elementi inspiegabili, conduce Bamberski ad accusare di omicidio Krombach. Ma avviare un procedimento giudiziario per ottenere giustizia non sarà facile per il padre della povera Kalinka. Un agghiacciante fatto di cronaca, l’ennesimo, rivisto in chiave cinematografica. Non è certamente questo l’elemento che rende il nuovo film del bravo Vincent Garenq un valido lavoro. Già altri casi, balzati sulle prime pagine di tutto il mondo, sono giunti al grande pubblico via celluloide. Esempi recentissimi sono il drammatico Devil’s Knot di Atom Egoyan, che riprende il più grave errore giudiziario della storia statunitense, oppure la pellicola che segna il ritorno in carreggiata di Ruggero Deodato, non ancora uscito, Ballad in Blood , ispirato al terribile omicidio di Meredith Kercher. Il nuovo film del regista e sceneggiatore francese mira a riportare alla luce sì un tragico fatto di nera, avvolto da numerosi misteri, ma soprattutto ad evidenziare il coinvolgimento e la feroce lotta giudiziaria, molto spesso complicata da oltraggi e abusi del codice penale, tra due stati: Francia e Germania. La lotta portata avanti da un inarrestabile Bamberski (Daniel Auteuil) viaggia su due binari paralleli: da un lato, la lotta personale tra due uomini, Krombach e Bamberski, mossa dalla sfera personale e dai desideri più materiali dettati dall’impulso; dall’altro, una guerra combattuta dietro le scrivanie e nelle aule di tribunale di Germania e Francia per osteggiare un’inspiegabile protezione offerta dalla legge al medico assassino. Un lavoro valido e scritto in maniera dettagliata, capace di non cedere mai il passo alla mera giurisprudenza rendendo i personaggi profondi e interessanti e consentendo allo spettatore di immedesimarsi nella figura di un padre pronto a tutto, anche a rivolgersi a dei sequestratori, pur di non far cadere nell’oblio l’ingiusta morte della figlia. Tema fulcro del film, quindi, è sì la negligenza della giustizia, ma soprattutto la tenacia di un uomo tanto legato alla sua famiglia, sgretolata da un rapporto andato in frantumi per intervento di Krombach, da lottare accanitamente giorno e notte, per oltre trent’anni, pur di onorare la povera Kalinka. Una vita trascorsa nel dolore e contrassegnata dalla rinuncia ad altri affetti, ma avvalorata da un forte senso di giustizia valso da esempio per tanti. Un plauso al prologo, che incuriosisce e suscita domande sino al sopraggiungere del finale, che rivelerà allo spettatore l’epilogo della triste vicenda.

  • Avvenire

    Il protagonista Daniel Auteuil rende palpabili sullo schermo il dolore e la decisione di un uomo in una vicenda che suscita compassione, rabbia e indignazione in ogni scena.

  • Nazione-Carlino-Giorno

    Il cinema americano, abile in questi casi, sa coinvolgere e convincere anche quando è una storia plausibile, ma inventata, e fanno thriller. Gli europei ci riescono soprattutto quando è una 'storia vera', cioè giocando con lo spettatore sul corto circuito tra realismo (nella forma) e realtà (nella sostanza), e fanno melodramma a suspense. Qui riuscito. (...) Ingrediente fondamentale, la star dalla faccia qualunque involucro di una personalità speciale: Auteuil è sofferente e reattivo, capace di narrare come il dolore acuisca intuito e intelligenza. Autore anche della sceneggiatura, il regista Garenq segue un preciso piano di visione dei fatti, sapendo scegliere l'essenziale. Qualche vezzo 'noir' nel finale, ma resta l'energia della giustizia spinta dai legami di sangue.

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