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La teoria svedese dell'amore

  • Uscita:
  • Durata: 90min.
  • Regia: Erik Gandini
  • Prodotto nel: 2015 da ERIK GANDINI, JUAN PABLO LIBOSSART PER FASAD AB, IN COPRODUZIONE CON: SVT, FILM VÄST, INDIE FILM, ZENTROPA
  • Distribuito da: LAB 80 FILM (2016)
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TRAMA

È noto che la Svezia si sia costituita in una società perfettamente organizzata, spesso presa a modello e simbolo delle più alte conquiste del progresso umano. Erik Gandini, analizza con attenzione entomologica la società svedese e nella sua ricerca scopre che la ricetta per lo stile di vita nordico era stata preparata a tavolino dall'élite politica svedese, che in un manifesto pubblicato negli anni Settanta dello scorso secolo aveva decretato l'indipendenza assoluta degli abitanti come necessità e obiettivo per l'intero popolo. Indipendenza dei figli dai padri, delle mogli dai mariti, eccetera. Gli svedesi, capaci di accettare immediatamente le proposte ritenute giuste dalla maggioranza, si sono subito adeguati e da allora l'indipendenza del singolo è favorita a ogni livello sociale. Il documentario scava nella vera natura dello stile di vita svedese, esplorando i buchi neri di una società che ha creato il popolo più autonomo, costituendo una società perfettamente organizzata in cui tutti hanno le medesime opportunità per una esistenza indipendente.

Dalla critica

  • Cinematografo

    Nel Bel Paese, notoriamente nazione di eterni insoddisfatti, il mito di una Scandinavia felix, realizzatrice dei sogni e bisogni dell’individuo, è fortemente radicato. Proprio per questo motivo gli italiani, forse più di altri, potrebbero trovare illuminante questo bel doc di Erik Gandini, già autore di Videocracy , inteso a decostruire, per quanto con leggerezza di toni, l’immagine candida dell’Eldorado burocratico e sociale svedese. Il modello sociale su cui la Svezia ha puntato da almeno mezzo secolo è improntato all’indipendenza dell’individuo che ha, per corollario, la necessaria dissoluzione dei legami di dipendenza: figli-genitori, mogli-mariti, anziani-giovani. L’indipendenza così raggiunta dovrebbe essere garanzia di sincerità assoluta tra le relazioni sociali. Tuttavia, come si chiede a un certo punto del film una funzionaria statale, a che serve essere economicamente indipendenti se non si è felici? A che giova ricevere assistenza medica dalle istituzioni se poi si rimane soli ad affrontare la malattia? Lo sguardo di Gandini è partecipe e implicitamente giudicante, lascia sfilare dinanzi ai nostri occhi episodi agghiaccianti: la banca del seme attraverso cui le emancipate donne svedesi possono comodamente auto-fecondarsi tra le pareti domestiche una volta scelto lo sperma maggiormente “affine”; l’agenzia statale che si occupa di liquidare l’eredità dei tanti, troppi anziani morti soli nei propri appartamenti; l’apartheid legalizzato dei profughi siriani che si chiedono l’utilità di imparare lo svedese anche in mancanza di contatti diretti con gli svedesi stessi, lontani fantasmi persi sotto i cieli eternamente grigi delle loro città ordinatissime e asettiche. A far da contrappasso alla via svedese alla felicità è il bilancio di una vita spesa in favore delle povere popolazioni etiopi, la vita di un medico svedese da anni trapiantato in Africa e la cui conclusione è senza appello: la sofferenza e la condivisione della vita da parte della popolazione locale è di gran lunga preferibile, in quanto irrimediabilmente umana, alla gelida, robotica perfezione dell’organismo sociale svedese. Un’intervista al celebre sociologo Zygmunt Bauman, infine, è la chiosa migliore che si potesse sperare, con la sua lucida e impietosa riflessione sulla disfunzionalità del concetto integralista di “indipendenza”, a un’indagine antropologica che lascia sconcertati per la glacialità di un quadro documentato senza sconti e con estrema precisione.

  • Il Giornale

    La Svezia è quel paradiso di organizzazione di cui si parla? A vedere questo documentario di Gandini verrebbe da rispondere con un «ni». (...) sembra di vedere uno di quei film da futuro distopico, che ridà fiato ai nostri «mammoni».

  • Avvenire

    Negli ultimi decenni è stata considerata la nazione modello, capace di offrire un sostegno ideale ai propri cittadini. Eppure la 'civilissima' Svezia nasconde non poche ombre, raccontate nel documentario di Erik Gandini (...) che dimostra come dietro il mito dell'autonomia individuale si nascondano solitudine e povertà spirituale.

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