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Illegittimo

  • Uscita:
  • Durata: 92min.
  • Regia: Adrian Sitaru
  • Cast: Alina Grigore, Adrian Titieni, Alina Grigore, Adrian Titieni, Robi Urs, Bogdan Albulescu, Cristina Olteanu, Miruna Dumitrescu, Liviu Vizitiu
  • Prodotto nel: 2016 da ANAMARIA ANTOCI PER DOMESTIC FILM, FILM PRODUKCJA, DAMNED FILMS
  • Distribuito da: LAB 80 (2018)

Film non più disponibile nelle sale

TRAMA

Sasha, Romeo, Cosma e Gilda sono i quattro figli di Victor Anghelescu, con il quale si ritrovano per una tranquilla cena di famiglia. Hanno da poco scoperto che, durante il regime di Ceausescu, Victor ha impedito a molte donne di abortire, sia per motivi legali che per le sue personali convinzioni morali e religiose. La notizia sconvolge completamente l'equilibrio del nucleo familiare, con i figli che provano rabbia e sdegno per le scelte del padre, mentre quest'ultimo è tuttora convinto e orgoglioso delle proprie azioni. Volano parole grosse e insulti e si arriva quasi alle mani. La famiglia cela però un altro segreto, ancora più sconvolgente: i gemelli Sasha e Romeo stanno portando avanti da tempo una clandestina relazione incestuosa. Fra segreti, scomode verità e inevitabili conseguenze, i componenti del nucleo familiare saranno costretti a rivalutare i propri principi e le proprie convinzioni.

Dalla critica

  • Cinematografo

    Il cinema o è scomodo o non è. Se l’assunto regge, Illegitimate del romeno Adrian Sitaru, uno e trino (questo film, Fixeur e una poltrona nella giuria principale) al 34° Torino Film Festival del 2016, è cinema in purezza, perché assesta un uno-due disturbante trattando altrettanti temi ultra-sensibili, l’aborto prima e l’incesto poi, in formato famiglia. Già in cartellone al Forum della Berlinale, il quarto lungometraggio di Sitaru, anche sceneggiatore con Alina Grigore, inquadra la famiglia Anghelescu, ovvero il padre Victor (Adrian Titieni) e i suoi figli Sasha (Grigore), Romeo (Robi Urs), Cosma (Bogdan Albulescu) e Gilda (Cristina Olteanu), che vive riunita in una grande casa a Bucarest. Ma stabilità e felicità sono solo apparenti: durante una cena come tante, in cui il pater familias discetta di tempo, vita e morte (“Chi controlla il tempo sarà il nuovo Dio” e altre quisquilie), la situazione precipita, Victor diviene il bersaglio delle domande e degli strali della prole, che gli chiede conto del perché sotto Ceausescu abbia denunciato donne che volevano abortire. La questione non ha mera denotazione ideologico-morale, bensì connotazioni pragmatico-familiari: i gemelli Sasha e Romeo non condividono solo la stanza… Materia incandescente, drammaturgia piana e ancor più straniante, con viraggio quasi fantascientifico, comunque distopico à la Yorgos Lanthimos: Illegitimate cuoce a fuoco lento, passando dalla padella (aborto) alla brace (incesto) senza soluzione di continuità, ovvero facendo dell’osceno la scena stessa senza gridare allo scandalo, bensì addebitandoci tutte le responsabilità, in primis di osservazione e di posizione (morale). La vera scomodità è proprio questa, ma se la volontà di non giudicare dall’esterno bensì di portarci in famiglia è apprezzabile, non altrettanto lo sono alcuni espedienti – scene madri risparmiabili, semplificazioni psicologiche e finte “sorprese” – intesi ad affermarla: non aiuta nemmeno la recitazione, spesso troppo enfatica e didattica, e il finale a tirar via tradisce una certa – e come altrimenti? – irresolutezza ideologica, ancor prima che poetica. Nondimeno, Illegitimate ci rammenta come accettabile e inaccettabile, permesso e proibito siano anche, se non soprattutto categorie sociali e, dunque, negoziabili e non inconfutabili: questione di tempo?

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